MATTIA, Vocabolario della serenità

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ESERCITARSI


«Signore, dammi la forza per cambiare ciò che posso cambiare
dammi la pazienza per sopportare ciò che non posso cambiare
dammi la saggezza per riconoscere con quale delle due situazioni ho a che fare.»


(THOMAS MORE)

Secondo una teoria "scientifica" oggi di moda, «l'ordine è generato dal caos». Si spera che il verbo "generare" sia inteso in un senso molto "debole", considerando come "soggetto" l'ordine che "viene generato" e non il caos che "genera". In caso contrario il "caos" sarebbe solo un nuovo nome del Dio Creatore: ed allora perché non dirlo esplicitamente?

L'esperienza concreta ci insegna che un "ordine", di ampiezza e durata significative, richiede "fatica" sia per la sua costruzione che per la sua manutenzione; richiede, cioè, una sorgente di energia esterna alla "struttura ordinata" stessa. Questo almeno se per "ordine" intendo un "ordine per me", ossia un ordine a misura dei miei desideri e delle mie aspettative.

Una delle possibili alternative al "lavoro" per ordinare la realtà esterna, infatti, è proprio il "lavoro" su me stesso, per adattarmi all'ordine che emerge più o meno spontaneamente o, comunque, senza un mio positivo intervento "faticoso".

Ma anche il lavoro su me stesso richiede allenamento ed esercizio ininterrotto, perché anche il mio "sistema mentale", condizionato com'è dall'organizzazione materiale del cervello, è soggetto alla legge dell'entropia.

Esercitarsi a far "sinfonizzare" tutte le proprie risorse, sia mentali che fisiche, è proprio il compito senza fine del saggio. Ed il saggio non sarebbe tale se trascurasse di "lavorare" anche alla "civilizzazione" del mondo esterno a sé, in modo da ridurre le occasioni di "turbamento" della propria costruzione interiore. Non ci si può illudere che questa armonia nasca da sé o sia "generata dal caos". Che basti lasciarsi andare, che basti essere spontanei è un'antica illusione, dalla quale non mancheranno di svegliarci frequenti e cocenti delusioni.

Rimpiangere l'età d'oro quando ci si poteva permettere di vivere dei soli frutti spontanei della natura, oltre ad essere un clamoroso "falso" (se, infatti, "funzionava" tutto così bene, come mai quella situazione fu "faticosamente" abbandonata?), è comunque almeno tanto inutile e patetico quanto la difesa delle immense praterie americane da parte dei pellerossa. Anche ammesso che si tratti di un modello teoricamente funzionante, basta che qualcuno non se ne accontenti per squilibrare il tutto (e - guarda "caso"! - questo "qualcuno" non manca mai...).

Come non possiamo più rinunciare all'agricoltura ed all'allevamento, così non possiamo fare a meno dell'educazione e dell'esercizio. Ed ogni esercizio è "penoso" perché il risultato piacevole non è immediato, anzi non è nemmeno garantito. Ma si tratta di una "pena" da accettare e metabolizzare, aiutandosi con opportuni "incentivi" e "lubrificanti", oltre che ricorrendo ad "educatori" e "maestri" che ci aiutino a non rendere il compito più penoso del necessario.

Non dovrebbe essere un discorso troppo difficile da capire ed accettare, visto il moltiplicarsi delle palestre per tenersi fisicamente "in forma"...

* * *

«In principio la Terra era tutta sbagliata,
renderla più abitabile fu una bella faticata.
Per passare i fiumi non c'erano ponti.
Non c'erano sentieri per salire sui monti.
Ti volevi sedere? Neanche l'ombra di un panchetto.
Cascavi dal sonno? Non esisteva il letto.
Per non pungersi i piedi, né scarpe né stivali.
Se ci vedevi poco non trovavi gli occhiali.
Per fare una partita non c'erano palloni:
mancava la pentola e il fuoco per cuocere i maccheroni,
anzi a guardare bene mancava anche la pasta.
Non c'era nulla di niente. Zero via zero, e basta.
C'erano solo gli uomini, con due braccia per lavorare,
e agli errori più grossi si poté rimediare.
Da correggere, però, ne restano ancora tanti:
rimboccatevi le maniche, c'è lavoro per tutti quanti.
»

(GIANNI RODARI, Favole al telefono, brano finale)



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