| MATTIA, Vocabolario della serenità |
«Meglio credere troppo che troppo poco».
Meglio per chi? Intanto per il credente stesso, che fa meno fatica a vivere (almeno fino alla prossima delusione...)
Attenzione, però, al pulpito dal quale ti viene enunciato quel principio:
Spesso, per sbarazzarti dagli imbrogli più grossolani, basterà la domanda magica: meglio per chi? Ti avanzeranno, così, più energie per vagliare i casi più sottili.
In ogni caso, per tenere a distanza ogni pericoloso estremismo, non guasterà tener presente l'illuminazione di STEFANO BENNI:
«Passiamo metà del tempo a deridere ciò in cui gli altri credono e l'altra metà a credere in ciò che gli altri deridono».
Un'altra liberante illuminazione viene da La Stampa, citata nella trasmissione prima pagina di Radio3 il 30/12/2004: i "non credenti" vengono designati come diversamente credenti (in analogia ai diversamente abili piuttosto che disabili). Spesso il linguaggio politicamante corretto, quando non tende a mascherare la realtà, la descrive meglio. La qualifica "non credente" mi è sempre parsa inadeguata e sostanzialmente non vera
.Armonici: