MATTIA, Vocabolario della serenità

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CASO e CAUSE


«Caso è il nome che diamo alla nostra ignoranza», senza dubbio. Ma è anche una nozione riassuntiva molto importante e molto pratica. Serve a designare tutte quelle "cause" che in se stesse («quoad se», direbbero gli scolastici) possono non essere affatto "casuali", ma essendo molto lontane da tutte quelle prese in considerazione in un determinato "progetto" o anche da tutte quelle cause che, di fatto, hanno orientato l'evoluzione di un dato ambiente in una certa direzione per un periodo sufficientemente lungo, col loro irrompere improvviso ed imprevisto cambiano le carte in tavola, onde gli "ultimi" (secondo i precedenti criteri di valutazione) possono diventare primi ed i primi ultimi.

Quanto detto è illustrato chiaramente dagli autentici sconvolgimenti anche biologici (raramente valutati nella loro enorme importanza) provocati dalla scoperta dell'America nelle popolazioni sia americane che europee. Basti pensare alla sifilide, alla fillossera, alla patata. Si tratta di eventi totalmente estranei all'ambiente che aveva controllato fino a quel momento l'evoluzione degli equilibri locali e, da questo punto di vista («quoad nos», per i soliti scolastici), completamente imprevedibili e "casuali".

In ambito microscopico, altrettanto sconvolgenti possono essere le «mutazioni» genetiche. Oggi siamo più avvertiti nei confronti dei fenomeni «sensibili alle condizioni iniziali»: un'impercettibile differenza iniziale può "causare" approdi completamente diversi (il famoso effetto farfalla).

Continuiamo pure ad usare tranquillamente la comoda nozione di "caso"; ma stiamo attenti alle "trappole del linguaggio" sempre in agguato. P. es.:

  • fare del Caso una specie di Dio alla rovescia (c'è tutto un fiorire di nuovi "adoratori" del Caso - alias Disordine o Caos - come sorgente di novità...)
  • inventarsi connessioni strampalate tra eventi che "non a caso" si sono realizzati proprio qui e proprio ora.

    Da una parte il caso è tale solo "relativamente" al punto di vista nel quale ci siamo posti; dall'altra è fuorviante ipotizzare un punto di vista completamente al riparo dall'imprevisto: ci saranno sempre più "cose" nell'universo che nel cervello di chicchessia. Prima prenderemo atto di questo limite universale, prima saremo liberi dai sogni e potremo lavorare all'espansione della prevedibilità possibile.



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