MATTIA, Vocabolario della serenità

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B E L L O

«Bello è ciò che, conosciuto, piace», secondo la definizione della filosofia scolastica, che mi sembra render bene l'idea.

Bello è ciò che rende più piacevole l'esistenza col solo fatto di esistere: «grazie di esistere

Rispetto al "buono", il "bello" ha rapporti più "leggeri" con l'io: viene fruito senza essere usato, e cioè senza essere trasformato, manipolato, consumato.

In filosofia si dice che "bello" e "buono" sono attributi trascendentali dell'"Essere", quasi un altro modo di indicare la stessa cosa («ens et bonum, ens et pulchrum convertuntur», dicono gli scolastici). Per cui il bello e il buono "assoluti" coincidono.
Ma nell'ambito delle realizzazioni limitate, le differenze fra il bello e il buono saltano all'occhio. Quando si parla di "bene" o di "meglio", mi viene subito in mente la domanda: "bene" (o "meglio") «per chi»? Il bene (limitato) può suscitare divisioni e contrasti o perché lo stesso bene è «appetito» da più soggetti, o perché ciò che è bene per uno può essere avvertito come un ostacolo da un altro.
Niente di simile per il bello: non suscita gelosie per il suo godimento, perché questo si identifica con la conoscenza, e non diminuisce (anzi!) col moltiplicarsi dei soggetti che ne godono. D'altra parte uno può non riconoscere come "bella" una poesia o una "musica" (in quanto non è in grado di "leggerla"), ma non gli darà nessun fastidio il godimento estetico degli altri, almeno finché gli sarà permesso di tenersi in disparte.



Armonici:


Amore - bene - catalizzatori - grazia e gratitudine - intelligenza - verità.