| MATTIA, Vocabolario della serenità |
«Il faut cultiver notre jardin» (VOLTAIRE, Candide).
«So pensare, so aspettare, so digiunare» (H. HESSE, Siddharta). E' quanto basta per costruire e difendere la propria serenità. Ma imparare a pensare, aspettare e digiunare è un lavoro senza fine: per intraprenderlo e perseverarvi occorre una grande fede; non dissimile, però, da quella che rende tollerabili all'aspirante pianista l'infinita ripetizione degli stessi esercizi, ed all'atleta che aspira all'oro olimpico fa sopportare enormi sacrifici e rinunce in quasi tutti gli altri campi dell'esistenza umana.
In ogni caso, anche se non abbiamo la stoffa dei "professionisti", perché‚ rinunciare ad un approccio da dilettanti? Tentar non nuoce, e ci si potrebbe anche prendere gusto. Importante è non prendere di petto neppure noi stessi, illudendoci di poter risolvere tutto con la volontà. Gli scolastici dicevano che su noi stessi possiamo avere un «dominio politico, non dispotico»: occorre un assiduo lavoro di autoconvinzione (assicurarsi il consenso!) alternato ad esercitazioni pratiche graduali e perseveranti.
Importante è non lasciarsi prendere dal dispetto se non si riesce a raccogliere ciò che non si è seminato, e non smettere di seminare solo perché costa fatica o perché alle volte si raccoglie meno di quanto (incautamente?) si sperava.
«Nell'andare, andavano piangendo,
recando il seme da gettare;
venendo, verranno cantando,
portando i propri covoni» (Salmo 126:6)
Armonici: